UNA SFIDA A RITORNARE AL VANGELO

Rallegratevi

 

 

José Rodríguez Carballo *

 

 

Fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace!

Presentiamo oggi la “figlia della promessa”, la prima “lettera circolare” delle lettere che la CIVCSVA intende pubblicare in preparazione alla celebrazione dell’Anno della Vita consacrata, che il Santo Padre Francesco ha deciso venga celebrato il prossimo anno.

 

La lettera che oggi presentiamo ha come titolo “Rallegratevi” e come sottotitolo “Ai consacrati e alle consacrate dal Magistero di Papa Francesco”. Il titolo mette in evidenza un tema molto caro a Papa Francesco: il tema della gioia. La gioia che scaturisce dall’incontro personale con Cristo (Evangelii gaudium = EG 3), incontro “che da’ alla vita un nuovo orizzonte, cioè, la direzione definitiva” (EG 7). Il sottotitolo indica chiaramente il contenuto della lettera - Magistero di Papa Francesco ai religiosi e consacrati -, fino al punto di poter dire che l’autore della lettera è lo stesso Papa. È significativo a questo riguardo che delle 84 note a piè di pagina, 71 siano dei discorsi o scritti dell’attuale Pontefice.

La lettera ha una struttura semplice e chiara: due grandi capitoli preceduti da una breve presentazione, con una conclusione fatta di domande che il Papa ha rivolto ai consacrati in questi mesi di pontificato. Nell’introduzione si fa un invito a tutti i consacrati ad accogliere il Magistero di Papa Francesco, nella convinzione che tale accoglienza “significa rinnovare l’esistenza secondo il Vangelo”. D’altra parte, tale conclusione indica che la lettera non è destinata soltanto ad essere letta, ma anche ad essere meditata, riflettuta, pregata, personalmente e in fraternità o comunità. Mi sembra importante sottolineare questo, perché Papa Francesco non è un autore da leggere, ma un testimone da ascoltare, con tutta la profondità che indica questo verbo, un pastore da seguire. La lettera, quindi intende essere il punto di partenza per una riflessione condivisa e uno strumento di confronto fra Vangelo e vita.

La lettera contiene due capitoli principali. Il primo capitolo, partendo dal testo di Is 66,10-14 nel quale il profeta invita a dimenticare un passato fatto di crudeltà e di infedeltà perché Dio vuole far brillare una luce nuova, invita - o meglio - ci spinge a gioire: “Rallegratevi”. Dio sta per fare di Gerusalemme, di ciascuno di noi, una gioia, e del suo popolo, il popolo dei consacrati, un gaudio (cfr Is 65,18). Il secondo capitolo, partendo da un altro testo di Isaia (Is 40,1-2) scritto durante la deportazione ma che reputa vicino il ritorno alla terra promessa, ci invita a consolare: “Consolate”.

Rallegratevi, consolate: due inviti, due urgenze provenienti dalla parola del Papa. Una parola autorevole, perché proviene da una persona che conosce e ama la Vita consacrata; una parola provocatoria che interroga la nostra vita; un invito che ci incoraggia a vivere la gioia del nostro incontro con la persona di Gesù e il nostro impegno a consolare chi è accanto a noi.

Come ho detto, la prima parte è un appello a gioire. Per Papa Francesco la tristezza non è compatibile la sequela di Cristo. Per lui, possiamo dire interpretando le sue parole, una “sequela triste è una triste sequela”. Come pure non è pensabile la missione evangelizzatrice della Chiesa senza gioia o una santità nella tristezza: “non c’è santità nella tristezza”. Nessuno che ha incontrato Cristo può essere abitato dalla tristezza. La gioia di cui parla il Papa è una gioia profonda che “nasce e rinasce” dall’incontro con Gesù (cfr EG 1; Rallegratevi = R 1), è una gioia che sgorga dalla certezza di sentirsi amati. La vocazione, infatti, non è altro che “la risposta a una chiamata e a una chiamata d’amore”. La gioia di cui stiamo parlando è frutto dell’esperienza della “presenza benevola di Dio” nella nostra vita. Ecco perché il Papa in questi primi mesi del suo Pontificato ci invita con frequenza a rileggere la nostra storia alla luce di questa presenza, alla luce di quel momento in cui ci siamo accorti dello sguardo di Gesù su di noi; di far memoria della storia di Dio con noi, di rileggere la nostra storia personale e verificarla attraverso lo sguardo di Dio. Ecco, allora, che ha senso compiere un “esodo”, come dice il Papa, di spogliazione, per centrare la nostra esistenza in Cristo (cfr R 4).

I cristiani - e per primi i consacrati - devono testimoniare la gioia di questo incontro con Cristo e lottare per vincere “il grande rischio del mondo attuale” che è quello di cadere in “una tristezza individualista” (cfr EG 2); devono “stare in guardia” per non presentarsi davanti al mondo “con faccia di funerale” (EG 10) e per non avere “uno stile di quaresima senza Pasqua” (EG 6). Il Papa ci consegna questa missione: gustare la dolcezza del Signore per noi - non abbiate paura della tenerezza di Dio - e testimoniare la gioia che proviene dalla certezza di sentirsi salvati e che si consolida nella vita fraterna (cfr R 9).

 

La seconda parte, “Consolate” è un invito a vivere nella consolazione e a portare la consolazione; vivere nell’abbraccio paterno e, diremmo, anche materno di Dio e portare questo abbraccio a tutti. La consolazione non è un puro sentimento, ma un profondo senso di appartenenza al Signore e agli altri. È conseguenza dell’esperienza di sentirsi baciato e abbracciato dal Dio delle misericordie. Questa esperienza, profonda quanto l’amore, ci infonde coraggio per “uscire dal nido”, per consegnare noi stessi a Dio e agli altri; ci sostiene nell’andare controcorrente alla nostra cultura efficientista, alla cultura dello scarto e ci trasforma in servitori della comunione e in costruttori della cultura dell’incontro (cfr R 10). La consolazione ci converte in icone viventi della paternità di Dio e della maternità della Chiesa e ci porta a chinarci verso i poveri e i deboli. In questo contesto si inserisce il discorso della Chiesa povera: “oh, come vorrei una Chiesa povera per i poveri!”, ha detto il Papa ai giornalisti. Siamo sicuri che questa parola è detta anche per la Vita consacrata, così che si potrebbe tradurre la parola del Santo Padre in questi termini: “Oh, come vorrei una Vita consacrata povera per i poveri!”. La Vita consacrata è chiamata a spogliarsi della paura di aprire le porte ai poveri, bisognosi e lontani, per portare la luce del Vangelo, la luce di Cristo. Ecco una grande sfida che ci presenta il Papa: andare alle frontiere della povertà, ma anche della cultura e del pensiero.

Papa Francesco in pochi mesi ci ha consegnato molte sfide attraverso le sue parole, ma forse altrettante sfide ci ha consegnato con quello che io chiamerei lo “stile Francesco”. In questo stile siamo chiamati a riconoscere i segni dell’essenzialità. Lo si vede nel suo modo di vivere “francescano”. Lo si sente nel suo modo di stare tra la gente. Lo si tocca con mano nel suo modo di prendere le decisioni. Si ammira nella sua libertà. Tutto un esempio da seguire.

Vorrei, per finire, sintetizzare in dieci parole il “magistero” di Papa Francesco alla Vita consacrata:

 

1.    Lasciatevi incontrare dal Signore! Lasciatevi trovare, raggiungere e trasformare da Lui. Da questo incontro scaturirà il vostro servizio alla Chiesa e all’uomo di oggi. Lasciatevi risvegliare e guidare in ogni momento dalla memoria di Dio nella vostra vita. Alimentate la relazione con Gesù nell’inquietudine della ricerca. La fede non è una fede-laboratorio, ma una fede in cammino, una fede storica. Vivete in “esodo” da voi stessi per centrarvi su Cristo e sul suo Vangelo.

2.    “Uscite dal nido”, uscite per cercare e incontrare; andate verso le periferie, verso la carne di Cristo, per diventare poveri come Cristo stesso e consolare i poveri con l’annuncio della Buona Novella. Non privatizzate l’amore. Apritevi a tutti, cercando sempre il bene dell’altro.

3.    Consolidate la gioia nell’esperienza di fraternità. Vivete all’interno delle vostre fraternità la “tenerezza eucaristica” e “date calore al cuore” abbracciando con tenerezza gli stanchi e i deboli, facendo loro sentire “l’abbraccio di Dio”. Sentite la gioia di portare la consolazione di Dio agli uomini e donne di buona volontà.

4.    Innovate le strutture affinché queste, certamente necessarie, non oscurino mai l’unica vera forza che è Dio. “Lui è la nostra forza!”.

5.    Siate audaci! La profezia non è negoziabile per la Vita consacrata.

6.    Vivete la “santa inquietudine” dell’amore e non abbiate paura della tenerezza di Dio! Siate icone viventi della paternità e della tenerezza di Dio.

7.    Siate padri, siate madri, siate fecondi e, per questo, vivete bene la consacrazione.

8.    Siate servitori della comunione e dell’incontro. “Vi vorrei quasi ossessionate in questo senso”.

9.    “Svegliate il mondo” con la vostra gioia, serenità e fecondità che nasce dall’incontro con Cristo. Svegliate il mondo spogliandovi dalla mondanità e vivendo diversamente in questo mondo.

10. “Rallegratevi”, “consolate”.

 

Con queste parole e con i suoi gesti Papa Francesco ci sta facendo sognare una Chiesa e una Vita consacrata capaci di accogliere la sfida sempre nuova a ritornare al Vangelo. Accogliamo questa sfida e facciamo diventare realtà questo sogno: rallegriamoci e consoliamo. Ecco un programma di vita per quanti vogliamo seguire Gesù nella Vita consacrata.

 

 

 

 

* José Rodríguez Carballo, OFM, Arcivescovo Segretario CIVCSVA